RESIDENZE DI
RIFLESSIONE
 
A Govone c’è uno spazio molto suggestivo, l’ex Orfanotrofio dove, ad oggi, vengono ospitati gli ar-tisti invitati per il progetto Creativamente Roero. In modo quasi naturale si è sviluppato un programma parallelo di residenze definite di riflessione: grazie alla vocazione contemporanea di questo Comune, infatti, viene garantito per un breve periodo, durante l’estate, uno spazio per pernottare ad artisti interessati a vivere nella tranquillità di questo luogo, con lo scopo di realizzare una propria ricerca abitando il territorio del Roero.
La partecipazione, tramite autocandidatura, è a discrezione del Direttore Artistico e di un Comitato appositamente costituito; viene richiesto di lasciare traccia del proprio passaggio in Paese con modalità da definire e concordare anticipatamente.

Elena Franco

DĒVŌTĬO. IL LASCITO SPIRITUALE DEI SAVOIA A GOVONE

2019, Govone
Stampa ink jet su carta cotone 310g/mq, n. tre fotografie 60x90 cm
Il Castello Reale, che domina l’abitato di Govone, fu una delle residenze estive preferite da Carlo Felice di Savoia e dalla moglie Maria Cristina di Borbone. Profondamente religiosi, i sovrani si adoperarono non solo per ammodernare il castello e trasformare in cappella reale la Chiesa dello Spirito Santo, situata nel borgo storico, ma fondarono anche il convento annesso alla Chiesa della Madonna delle Grazie, in frazione Craviano. Diversi sono, dunque, ancora oggi, i segni della devozione che possono essere colti in questi luoghi e che ho fotografato, nel luglio 2019, durante la mia residenza di riflessione all’interno del progetto Creativamente Roero. E’ nato così il trittico che ritrae il pregadio del Re e quello della Regina, insieme alla cappella interna al Castello di Govone. Le immagini evocano un percorso nelle sale e ci invitano a riflettere su queste testimonianze di devozione e spiritualità e sulla condizione umana che, in fondo, ci rende tutti simili di fronte agli eventi della vita. A dispetto delle epoche, della provenienza o del contesto sociale.
Elena Franco
Elena Franco (Torino, 1973) è architetto e fotografa. Si occupa di valorizzazione urbana e territoriale. La fotografia – di documentazione e ricerca – occupa una gran parte della sua attività e viene spesso utilizzata nei suoi progetti, anche a supporto del lavoro di costruzione dell’identità locale e di percorsi di messa in rete di potenzialità territoriali. La sua principale ricerca fotografica “Hospitalia”, in corso dal 2012, dopo essere stata esposta in sedi istituzionali a Milano, Napoli, Vercelli, Losanna, Venezia, Firenze, Arles (FR), Lessines (BE), Siena, accompagnata da convegni e workshop ispirati dal suo lavoro, è ora un libro (ed. ARTEMA 2017). Attualmente lavora su progetti artistici che legano architettura, archivi e territorio. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Collabora con Il Giornale dell’Architettura ed è direttore artistico della Fondazione Arte Nova.

Motivazione
Govone è un luogo ideale per me: offre la bellezza del paesaggio e possiede la ricchezza della storia, che ne caratterizza la dimensione comunitaria. Trascorrervi alcuni giorni, lontano dalla quotidianità, mi ha permesso di lavorare a nuove opere, supportata dalla rete di persone che partecipano, con passione, al progetto Creativamente Roero.

Virginia Farina

I SENZA NOME: VOCI DALL’EX ORFANOTROFIO DI GOVONE

2018, Govone
Volume formato 14,8x21, nr. 48 pagine con al suo interno 11 polaroid a colori
I senzanome: voci dall’ex orfanotrofio di Govone è un progetto imprevisto, nato non da un’intenzione ma dall’eco di un incontro. Ho abitato le stanze dell’ex Istituto Orfanotrofio di Govone per qualche settimana tra settembre e ottobre del 2018, e piano piano in quelle stanze ho sentito riversarsi una memoria più ampia, quella di un paese, di una comunità che intorno all’Istituto vive da tempo. Sono nati così questi otto racconti più uno: ognuno in una stanza, ognuno in un tempo, ognuno con una sua voce. Attraverso di essi riprende corpo l’esperienza di Rousseau a Govone, e dopo di lui si affacciano piccole storie quotidiane che hanno per sfondo guerre e momenti di pace, in un arco di tempo che dalla fine del Settecento arriva ai giorni nostri. Si compone così una visione, quella di un’infanzia fragilissima ed esposta eppure forte e capace di resistere e di trasformare la visione degli adulti. Un’infanzia che parla di Govone e della sua storia e che pure appartiene alla memoria del bambino che è stato in ciascuno di noi.
Virginia Farina
Laureata in Storia dell’Arte e specializzata in Didattica dell’Arte, per anni ha sviluppato un’esperienza artistica e professionale come fotografa e atelierista di percorsi artistico-creativi per adulti e bambini. Nel 2009 ha vinto il Premio Iceberg Giovani Artisti del Comune di Bologna e ha esposto in oltre trenta mostre in Italia e all’Estero, valorizzando l’aspetto simbolico e sociale del linguaggio fotografico. La poesia e la scrittura, coltivate in parallelo e condivise attraverso pubblicazioni in numerose antologie e diversi reading (in Italia anche con l’accompagnamento del gruppo musicale Espresso Notte e a New York), rimane però la sua vocazione più intima e profonda. Ha ricevuto alcuni riconoscimenti come segnalazioni e premi tra i cui gli ultimi sono stati: Premio Lingua Madre a Torino, Premio Giorgi e Premio Versante Ripido.

Motivazione
Sono arrivata a Govone come accompagnatrice di uno degli artisti residenti della scorsa edizione, con l’idea di fare una piccola vacanza in un luogo piacevole. Poco a poco, però, sono stata conquistata da qualcosa di più profondo: un sentimento nutrito di piccole e grandi storie che anima un territorio in equilibrio raro tra memoria e slancio di futuro.

Antje Rieck

NEITHER, FROM - TO

2018
Secolar pear tree, stainless steel, stone, 145 x 80 x 30 cm, serie
La serie Neither, from - to si muove tra sfumature geometriche e stati alternati di un equilibrio precario.
Ombreggiature di tessuti ritmicamente sovrapposti, che mantengono le sculture sospese, creano una sensazione di continua inquietudine.
L’albero e la foresta come simbolo della Abgeschiedenheit e tranquillità, come confine verso la propria origine, vengono confrontati con la serie di Neither, from - to e i suoi svariati contrasti strettamente connessi tra loro. L’oscillazione tra il sé e il non sé, tra suono e silenzio, viene trasformata da Antje Rieck in un’immagine teatrale piena di tensioni irrisolte.
Con l’attualità degli incendi in Amazzonia, queste opere sembrano rispecchiare un grido di allarme che supera lo spazio temporale e induce il fruitore a una rinnovata consapevolezza prendendo posizione sulla necessità di salvaguardare la natura con il superamento di possibili ambiguità.
Motivazione
Durante la Residenza di Riflessione e il mio soggiorno presso la struttura dell’Ex orfanotrofio a Govone ho respirato una atmosfera creativa particolarmente stimolante. Nel periodo qui trascorso e grazie alla tranquillità del posto ho avuto l’opportunità di elaborare nuovi concetti, di interagire con gli artisti di Creativamente Roero e la gente di questi territori e partecipare al progetto l’Arte Abita Qui.
Sicuramente tale esperienza ha segnato il mio percorso artistico lasciandomi un’importante traccia.